mercoledì, 29 aprile 2009
UPDATE: PAIURA!!!! :) (che lettori illustri ho attirato? Prima la "Corte dei Conti" poi...)
Bukaniere alle aprile 29, 2009 00:29 in:
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giovedì, 23 aprile 2009
Bukaniere alle aprile 23, 2009 11:54 in:
locandine,
fisciòn
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venerdì, 17 aprile 2009
La mia città è un pò "così".
La mia città è che un giorno vai in giro con la macchina... Nuova!
Sì nuova, ma non nuova perchè hai i soldi che ti escono dalle recchie, no! Nuova perchè quella vecchia il sindaco ha deciso che non deve fartici più camminare perchè è "Eurodueedinquina".
E tu ti appecori e siccome ti serve per lavoro, ti indebiti per quindici anni e la compri.... E i tuoi concittadini pensano "quello lì c'ha la macchina nuova!!! C'ha i soldi!!!"...
Ma poi vedi quel tuo vecchio compagno delle elementari, quello che si arrese dopo la seconda perchè proprio non ce la faceva, che va in giro sul BMW mentre tu triboli su un'utilitaria che ti sembra già "spropositata" per i tuoi mezzi!
La mia città è quindi che tu stai fermo come una salma nel traffico e ti sorpassano a sinistra e ti sorpassano a destra e immancabilmente ti tozzano, perchè il traffico è talmente caotico che prima o poi ti tozzano. La mia città è che quando un motorino con quindici persone a bordo cariche della spesa di quindici giorni ti tozza, è capace che il tizio che ti è venuto "n'cuollo" scende pure e ti vatte!
La mia città è che sei fortunato se il tipo va di pressa e non scende e ti vatte, ma ti fa solo i morti o ti ci manda! La mia città è che "sei fortunato, perchè quello se c'aveva il cortello ti sbudellava!".
La mia città è che se tu non sei camorrista abbastanza e "nun tien' o fierro", ti stai pure zittino, anzi gli chiedi scusa a quello là se gli hai rovinato la digestione della pizza ricotta e cicoli e se la borza della sua fidanzata che straripa trippa dalla maglietta ombelicale, ha tozzoliato contro il tuo specchietto e magari si è un pò "mappuciata".
La mia città è che se tu cammini in un vico a senso unico che a stento ci passerebbe una bicicletta ma che invece è l'arteria che collega due popolosissimi quartieri, pur essendo a senso unico, ci trovi auto in doppia fila e scooter che sorpassandosi in tripla, ti vengono contro e ti fanno pure immancabilmente i morti, perchè li costringi a decellerare ed a rovinarsi la velocità media.
La mia città è che se il pisciavennolo vede gli amici suoi che si stanno organizzando con la "stescionuegon" per andare a fare un giro, in otto in una macchina che porta cinque persone li chiama e loro si fermano all'improvviso e bloccano tutta la Santissima del traffico... La mia città è che se protesti civilmente, magari anzi, solo ricordando che entro sera vorresti tornare a casa con un timido "pop" di clacson, bè poi la mia città è che se sei fortunato il pisciavendolo ed i suoi otto amici non ti sbudellano come un sarago e ti appendono a scorrere il sangue nel ghiaccio per mantenerti fresco fino a domani, per venderti a tranci, la mia città è che se sei fortunato, ti fanno solo i morti e ti ci mandano...
La mia città è che se mentre cammini per i casi tuoi, può capitare che un cd cada dall'ottavo piano e chissà per quale miracolo non ti tagli la testa a metà, come un'anguria con la prova ad agosto.
La mia città è che se mentre cammini con la macchina e ti arriva sul parabrezza una sputazza da dieci litri in caduta libera sempre dall'ottavo piano, puoi reputarti fortunato! Essì, perchè intanto il tipo poteva avere il catarro e la consistenza poteva essere più verdognola e collosa che dopo altro che acqua, ci voleva lo sverniciatore!
La mia città è che pensi, "quanto so' fortunato! Chist mi poteva accirere se mi lanciava un vaso o un martello!"
La mia città è una merda, però con soli 2 euro e venti ti puoi permettere il "pulmàn" andata e ritorno che ti porta a vedere come potrebbe essere un paradiso se non ci fossero tutti stì fetienti e mmerda... E finisce che ti scordi che è una fogna che da lontano sembra un paradiso e che tu sei solo una fottutissima zoccola, una zoccola di fogna che ormai è tanto abituata a sguazzarci da non sentirne più la puzza.
E' la mia città!!!
Bukaniere alle aprile 17, 2009 15:29 in:
elucubrazioni
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mercoledì, 15 aprile 2009
Scrivo dopo giorni, le mie riflessioni su questo periodo luttuoso per il nostro paese.
I giorni passano, i cadaveri sono quasi stati tutti sepolti, le lacrime da piangere, sono state piante (anche se talune sono inesauribili) eppure si sentono ancora alti i richiami degli sciacalli che si ringhiano l'uno con l'altro, cercando di demarcare quanto più territorio possibile e cacciando via quelli che invece cercano di portare un pò di luce e di verità.
In questi giorni sento spesso dagli sciacalli, l'accusa verso chi li smaschera o cerca di smascherarli di essere a loro volta degli sciacalli.
E' la strategia tutta italiana, appresa sui banchi delle elementari e sempre valida: "Maestra non sono io che tiro i capelli alle compagne, è lui!" e si indica chi magari non ha mosso un dito o che anzi, ha cercato di difenderle.
Il ladro accusa il poliziotto di essere ladro. Il corruttore, accusa il giudice di essere corrotto. Il politico del malaffare, accusa il politico onesto di aver un interesse personale. Il mafioso accusa il giornalista investigatore di essere un buffone. Il controllore di tutti media, accusa le poche voci dissidenti di "controllare l'opinione pubblica" e di fare disinformazione.
E da tutto ciò me ne deriva un senso di profonda nausea, provocato da questo puzzo di morte del diritto, da questa putrefazione della democrazia.
Sono stanco di sentire persone che speculano sulla vita altrui, accusare di sciacallaggio chi prova a smascherarli.
Spero che un giorno le anime nere di costoro, costituiscano fiero pasto per il giudizio finale di ammit.
Nel frattempo, non ci resta che vigilare e restare scettici verso coloro che si professano "amici" ed intanto si litigano i denari che ricaveranno per la fossa che ti stanno scavando sotto i piedi.
Bukaniere alle aprile 15, 2009 11:59 in:
politica,
disgustorama,
cronica e attualitaggini
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domenica, 12 aprile 2009
Oggi semplicemente, non ci pensiamo, non pensiamo a nulla...
E speriamo che resurrezione sia, per chi crede e per chi no...
Che il mondo possa rinascere a nuova vita... La speranza non deve morire mai, almeno lei.
AUGURI a tutti voi!!!
Bukaniere alle aprile 12, 2009 11:39 in:
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giovedì, 09 aprile 2009
In questi giorni luttuosi per l'Italia, non possiamo non riflettere sulle colpe - enormi - di cui la politica si è macchiata in tutti questi anni o almeno - è questo l'argomento più scottante del momento - nel settore edilizio.
Ma la politica siamo noi (o dovremmo esserlo noi?) e quindi sono NOSTRE le colpe principali? Vediamo insieme se e nel caso, perchè.
Come detto e ribadito da eminenti geologi, la terra trema ma è l'uomo con le sue pessime costruzioni a creare le immani tragedie che sono sotto i nostri occhi.
Oggi leggevo che, prima dell'ultima decisiva scossa, in Abruzzo c'era stato uno sciame di ben 400 (quattrocento!) scosse, delle quali molte di discreta entità, tale cioè, da provocare danni in edifici non costruiti a regola d'arte o molto antichi, come nel caso di un centro storico.
Ebbene, nonostante questi chiari segnali premonitori anzi, nonostante questo stillicidio di scosse, nessuno si è preoccupato di mandare "qualcuno" ad ispezionare quantomeno gli edifici pubblici e di importanza strategica, per verificarne la stabilità e gli eventuali danni subiti.
Non solo: dove questo è avvenuto, le autorità poi hanno lasciato correre la cosa in maniera oserei dire "criminale", lasciando che centinaia o migliaia di persone, fossero sottoposte ad un grave rischio, privando poi una città come L'Aquila dei suoi edifici chiave: ospedale e prefettura.
In questi giorni di crisi - ironia della sorte - si era parlato molto di edilizia e di come rilanciare questo settore chiave per l'economia del paese con la classica ricetta della destra italiana: deregolamentare.
Deregolamentare (o in inglese "deregulation") da una parte significa rendere più snelle e meno burocratiche le procedure in modo da velocizzare i processi produttivi (e fin qui nulla di male) ma da noi ciò si traduce spesso e volentieri in totale assenza di regole, in "mattone selvaggio", in costruzioni che per dirla alla napoletana "sò fatte ca' sputazza" (sono fatte con la saliva Nds.)!
Colpevolmente poi, già un decreto legge infilato ad-hoc in una di quelle scatole cinesi che solo i nostri politici sanno costruire, faceva rinviare alle calende greche l'obbligo di osservare più severe norme antisismiche nelle costruzioni, provvedimento preso sotto l'onda emotiva del tragico crollo della scuola di San Giuliano di Puglia. Per non parlare poi della possibilità di ampliare la cubatura delle abitazioni, prevista per chi, diciamo, avesse avuto bisogno di ingrandire un pò la sua già non a norma (se non abusiva) costruzione, magari sanata grazie a qualche precedente condono edilizio e magari costruita con quelle materie prime un pò diciamo "scadenti" vendute dai clan della grande malavita organizzata che controlla la quasi totatalità del mercato cementizio. Clan che hanno messo le proprie mani anche su grandi opere pubbliche come la Salerno Reggio Calabria od altre importanti arterie (chissà quanti piloni si sbricioleranno alla prima "scossettina" di terremoto con chissà quali catastrofici risultati!)
Tornando a noi, al punto cruciale di questo post, per non perdere il filo del discorso: signori miei, è giunto il momento di compiere una vera e propria RIVOLUZIONE!!!
Non vi dico di imbracciare i forconi (anche perchè sarebbe curioso trovarne ancora uno nelle nostre "moderne case"), non vi dico di imbracciare il fucile o di armarvi di altri strumenti di violenza, l'ARMA che tutti dovremmo imbracciare è quella semplicissima, dannatissima matita copiativa!
Ormai andiamo a votare - quando lo facciamo - con la rassegnazione del "tanto, il nostro voto non cambia nulla!"... Ed è questo il grande sbaglio, è questa la catena che ci tiene asserviti ad una classe politica ormai indistinta ed indistinguibile tra destra, centro, sinistra, estremismi e campanilismi...
In quel momento, quando stiamo dinanzi alla scheda elettorale, dovremmo ricordarci che imbracciamo un'arma, un'arma potente e rivoluzionaria: quella semplicissima, dannata matita copiativa!
Se tutti noi alle prossime elezioni, anzichè appecorarci alla pseudo-scelta di rappresentanti che non ci rappresentano più, di persone che vanno a fare gli interessi propri e di ristrette lobby, se su quella scheda scrivessimo "A CASA CHI NON CI RAPPRESENTA"... Bè, forse le cose un pò dovrebbero cambiare... E allora:
A CASA CHI NON CI RAPPRESENTA!!!
martedì, 07 aprile 2009
A 17 mila anni luce dalla terra, nata 1700 anni fa, una stella di neutroni fotografata grazie al potente telescopio orbitale "Chandra"...
Se Dio avesse una mano, se Dio esistesse, questa sarebbe di sicuro la sua foto, mentre getta gli ammassi di stelle e le nostre vite come dadi sul tappeto del firmamento:
“Les jeux sont faits, rien ne va plus!”
Bukaniere alle aprile 07, 2009 14:51 in:
elucubrazioni
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lunedì, 06 aprile 2009
La prima volta che ho mai sentito nominare la parola "terremoto" avevo sei anni.
Era il 1976 l'anno del disastroso terremoto del Friuli.
Ricordo quelle immagini in bianco e nero: le macerie e le ruspe che ci scavavano dentro e lacrime e donne disperate che parlavano un dialetto incomprensibile, morti e bare messe in fila, un lutto che piccolo quant'ero, non riuscivo a comprendere ma solo a "percepire", come qualcosa di davvero "brutto", talmente brutto che, ricordo ancora, i miei disegni in quel periodo erano tutte raffigurazioni delle macerie e dei lavori di scavo.
Quando un giorno mio fratello, allora un ragazzino di 14 anni, chiese a mia madre "Mamma, tu cosa faresti se viene il terremoto?" E lei rispose "Mammamia, speriamo di no! Mi metterei a pregare la Madonna!" nella mia mente di bambino comparve l'immagine di un grande apriscatole che tagliava il pavimento della stanza in cui giocavo e ci faceva precipitare tutti di sotto.
Nel 1980 avevo dieci anni e frequentavo la quinta elementare. Il sabato 22 dicembre, la maestra ci volle "regalare" una giornata in palestra, per noi bambini fu una festa, visto che non c'andavamo mai. Anzichè studiare, passammo il pomeriggio a giocare ed a fare escercizi. Ricordo che quella fu la prima volta che in vita mia in cui sentii il dolore tipico dell'acido lattico ai muscoli dell'addome.
Il giorno dopo fu una domenica già un pò "tragica" per la mia famiglia. La mia nonna paterna era gravemente ammalata: l'arteriosclerosi si era aggravata notevolmente ed ormai era spesso in coma e si attendeva che da un giorno all'altro se ne sarebbe andata. Anche mio nonno non se la passava bene: gli acciacchi, l'età avanzata (gli ottantanni li avevano passati da parecchio) e lo stress della lunga malattia della moglie, avevano piegato un uomo che in vita sua si sarebbe spezzato volentieri ma mai piegato. Ed infatti così fu, perchè la sua morte seguì di pochi giorni quella di sua moglie che sarebbe avvenuta di lì a poche settimane, il 10 dicembre lei, il 31 lui.
Anche mio padre stette male quella domenica 23 novembre 1980. Erano notti che non dormiva, vegliando al capezzale della madre che viveva a pochi metri da noi. Quel pomeriggio aveva avuto un collasso ed era tornato a casa nostra a riposarsi: per quella notte non avrebbe dovuto vegliare sua madre.
Era quindi il pomeriggio di una domenica di fine autunno: la partita in tivù, ricordo forse un Napoli-Juve, "Novantesimo Minuto", i compiti da fare e da ripassare per il lunedì mattina.
Eravamo tranquilli in quel momento, erano le 19.35: una famiglia numerosa com'erano un tempo le famiglie. La nostra composta dai due genitori, un nonno (il padre di mia madre) e quattro figli, due maschi e due femmine, tutti in una casa non piccolissima ma neanche enorme.
Mia madre come al solito era in cucina, mio padre riposava in camera da letto, mio nonno perennemente sulla sua poltrona, in silenzio, mio fratello studiava (era appena iscritto a medicina), le sorelle leggevano.
Davo le spalle alla finestra quando ormai fuori era buio. La sentii scricchiolare e poi spalancarsi e la mia sedia oscillarmi sotto. Ricordo che guardai spaventato e seccato indietro, cercando di capire se quella peste di mio fratello, stesse architettando l'ennesimo scherzo. Ma no, non riuscivo a capire, "è un mago, ma come fa a muovermi la sedia se è di là?" Capii che non era lui quando all'unisono lui e mia madre urlarono "IL TERREMOTO!!!"
Ci raccogliemmo tutti davanti alla porta della cucina. Ricordo quei momenti al rallenty. Mia madre pregava, piangeva, gridava i nostri nomi a turno quasi per verificare che nessuno sparisse e ci diceva "mettetevi sotto l'arco!" come se in casa avessimo avuto un arco! Al massimo un'architrave, ma non ci stavamo sotto tutti e 7.
Ricordo il rumore di un rombo sordo, con le pareti che scricchiolavano e ondeggiavano, le onde che si creavano nel pavimento, la sensazione di essere su di un autobus e di poter cadere da un momento all'altro. Un autobus di cemento armato, situato al terzo piano le cui pareti sembravano destinate a sbriciolarsi da un momento all'altro.
Ora anche mio padre comparve nel mio ricordo: si era svegliato per il letto che gli oscillava e l'armadio che si era aperto ed ora era lì a cercare di farci tenere la calma "non vi mettete paura! state calmi, ora finisce!". Mio fratello col suo solito sangue freddo, ne approfittò per andare a vestirsi e prendere i suoi risparmi ed organizzarsi il necessario per la fuga.
Io ero spaventato a morte ma la situazione era troppo nuova e scioccante per riuscire ad elaborarla. Nel frattempo qualche bicchiere e qualche quadro cadeva negli armadi e dalle pareti. Il rombo era sempre più forte, così come i cigolii ed i guaiti di tutti i cani impazziti. Un minuto e mezzo, quasi un minuto e quarantacinque secondi... L'infinito. La terra non era più quella cosa stabile che sin da bambino avevo conosciuto. La casa non era più quel nido sicuro.
Appena finita la scossa, scendemmo in strada, mio padre si portò il suocero sulle spalle come Enea Anchise. Ci radunammo ricordo, in uno spazio che costeggiava la ferrovia Cumana ed il ponte formato dai binari che sovrastavano la strada.
Passammo la notte così, con un falò improvvisato. All'epoca non avevamo un'auto. I miei zii portarono le loro ed in una vennero stipati tutti e tre i nonni: la nonna in stato semicomatoso, i due anziani uomini in silenzio, quasi solo infastiditi da tutto ciò. Poi iniziò a calare la notte e mi fecero sedere nella stessa macchina, ricordo che dopo varie ore passate da seduto, i dolori all'addome dovuti allo sforzo in palestra il giorno prima, divennero insopportabili.
Si seppe da chi era risalito con un pò di coraggio a prendere qualche coperta e qualche genere di conforto per i più anziani e si era portato dietro una radiolina a transistor, che l'epicentro era nell'Irpinia e che la scossa aveva raso al suolo interi paesi. Si seppe che anche Napoli era tragicamente colpita e che "c'erano i morti".
Rientrammo in casa solo la mattina dopo e dalla tivù prendemmo coscienza dell'interezza della tragedia.
Da quel giorno son venute meno tante mie certezze, come il fatto che la terra non sia "roccia immobile", che le case sono tutto fuorchè dei "nidi sicuri" e che nella vita ci vuole molta fortuna, soprattutto considerando che l'idiozia e la poca memoria tipica di noi uomini, non ci insegna mai nulla e soprattutto che molte tragedie potrebbero essere facilmente evitate se solo si anteponesse per una volta, l'interesse collettivo al proprio meschino tornaconto personale.
E da quel giorno ogniqualvolta sento la terra tremare (e vivendo in una zona altamente sismica come Napoli, non capita di rado) mi sale il cuore in gola e da quel giorno ogniqualvolta accade una tragedia simile, non posso non rivivere tutta l'angoscia e la tristezza di quei giorni.
Dedicato alle popolazioni ed alle vittime del terremoto dell'Abruzzo.
Bukaniere alle aprile 06, 2009 15:11 in:
indignazione
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venerdì, 03 aprile 2009
"Puoi alzarti presto o tardi al mattino quanto vuoi... Ma ci sarà sempre uno che si sarà alzato prima o dopo di te, col solo scopo di romperti il ca..."
Bukaniere
Bukaniere alle aprile 03, 2009 11:52 in:
elucubrazioni,
vita pre-cariata
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giovedì, 02 aprile 2009
Poche visite, sempre meno lettori... Sempre minore ispirazione...
Poca voglia di parlare in questi giorni strani, dove tutto sembra precario... Anzi, tornando al nomen-omen del mio blog, tutto sembra essere "pre-cariato"... E quindi è più la voglia di divagare, di "cazzeggiare" che di affrontare gli argomenti "seri" che anche meriterebbero (e meriteranno, perchè nei prossimi giorni penso di parlarne) una approfondita analisi.
Ecco: il blogger alla frutta di solito pubblica, per far fare un pò di risate ai suoi (pochi) lettori e far risalire il "gradimento", le chiavi di ricerca che hanno portato (perlopiù "malatoni" in cerca di immagini porno) al suo blog... Oppure...
Oppure si pubblicano come faccio io, quelle visite "eccellenti" che chissà come sono finite dalle tue parti.
In queste ultime 15 c'è proprio la summa: oltre al mio solito, affezionato lettore della "Comunità Europea" (immagino quindi sia un lavoratore dell'Europarlamento o istituzione simile... Approposito, caro lettore anonimo quanto costante, palesati!!! Ti mando un saluto ed un ringraziamento!)...
Dicevo oggi, oltre alla solita visita "Euro" ce ne sono altre... Uno Svizzero e... Nientepocodimenochè...
Visite dall'Arabia Saudita e dai Territori Palestinesi che, coi problemi che hanno poverelli, sono pure finiti su questo blog. Un caro saluto a loro, con l'augurio che un giorno, magari presto, si trovi la soluzione ai problemi di tutti, insciallah!
Bukaniere alle aprile 02, 2009 11:37 in:
blogterapia,
insciallah
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