“Basic Istinct! - Il Basic, il linguaggio del futuro!â€
Primi anni '80: la parola "Basic" impazza...
Al cinema viene lanciato il famoso "9 settimane e mezzo": dove una meravigliosa e giovane Kim Basinger mette in subbuglio i nostri giovani (e ancora inesplorati) ormoni esibendosi in uno strepitoso streep-tease dietro una tenda veneziana (chi non ne ha una in camera da letto?) a favore di un Mickey Rourke non ancora stravolto dall'alcol, dalla droga, dalla boxe e dagli interventi di plastica facciale.
“Impara il Basic, il linguaggio del futuro”
“chi non conoscerà il basic, nel prossimo futuro, sarà l’equivalente di un analfabeta di oggi”.
Così recitava lo spot di un’enciclopedia di informatica di quegli anni che, in comode settecentoquindicimila dispense settimanali, ti “dispensava”, per l’appunto, nozioni circa la storia dei computer dal pallottoliere al pallottoliere a valvole (non è che si fosse ancora andati troppo lontano allora eh?), l’evoluzione delle “tecnologie”, si davano nozioni di logica matematica e di linguaggio di programmazione: insomma, mentre gli adolescenti "normali" si sarebbero dovuti fare le "pippe" su PlayBoy, "Le Ore" o quant'altro, noi... Pagine e pagine di riviste di informatica.... Ecco spiegata perchè la mia generazione ha fatto "questa brutta fine" ;)
Io che a 13-14 anni (e cioè in terza media) non avevo ancora perso le velleità da “piccolo scienziato pazzo”, mi dissi: non posso essere proprio io l’analfabeta del futuro! E se i miei non mi potevano comprare un Vic20, un meraviglioso Commodore 64 (allora definito non senza mancanza di pudore “un home computer ludico-professionale”) o che ne so, il rivale ZX Spectrum (con la sua meravigliosa fascia arcobaleno che oggi sarebbe piaciuta tanto ad ambientalisti e pacifisti), almeno volevo imparare quel “linguaggio del futuro”.
Imparare la programmazione senza pc era un po’ come imparare a suonare il pianoforte senza strumento od a fare sesso senza una donna (e perl'appunto... Procedendo di quel passo... :) ). Scrivevo su carta o solo nella mia mente delle righe di comandi, immaginavo come potesse essere la struttura di un programma per risolvere un determinato problema, sognavo di aiutarmi nei compiti se solo avessi avuto un pc sotto mano.
Per fortuna i miei compagni di classe iniziarono a comprarne i primi esemplari (c'è sempre quello più facoltoso di te in una classe) ed io – passata l’inevitabile invidia – avevo almeno così modo di vedere da vicino di cosa fosse capace un “home computer”.
Ovviamente i miei amici si limitavano a caricare quei “magnifici” megagioconi che fino ad allora erano stati prerogativa delle macchinette da bar. Il calcio con gli omini “veri” (cioè dei pupazzetti squadrati al posto delle lineette rettangolari dei primi giochi da casa), Donkey Kong, la Formula Uno, PacMan, Braccio di Ferro…. Interminabili ore passate prima a caricare il gioco mediante un’audio cassetta sul mangianastri Commodore, che spesso e volentieri si starava. Ore e ore a fissare un monitor (di una Tv) con le lineette ed i rumori che accompagnavano il caricamento (LOAD) del programma e poi, dopo l’attesa che era e sembrava interminabile, finalmente potevi lanciare un “RUN” e far partire la meraviglia. Che dire quando verso la metà, ti accorgevi che la cassetta s’era smagnetizzata o inceppata, o magari proprio sul più bello, andava via la corrente e tu perdevi tutto! Gioco, partita, dati!!! Ma era il bello dell’essere pionieri in qualcosa. Se pensate ad un pc lento di oggi, ma il più lento dei lenti, moltiplicate l’attesa per dieci, cento, mille e ne avrete un termine di paragone eppure con quel "coso" antidiluviano, ci divertivamo un mondo!
Nelle pause morte poi, provavo a vedere se quelle linee di comando che avevo imparato in teoria, rispondevano a verità. Bastava digitare sulla schermata iniziale del Commodore le seguenti parole magiche:
10 REM INDOVINA I NUMERI
20 PRINT ”INDOVINA IL NUMERO CHE HO PENSATO”
25 PRINT “DIMMI UN NUMERO DA UNO A DIECI”;
30 INPUT A; B = 10
40 G = INT(RND(B*(10)) +1)
50 IF A = G THEN PRINT “BRAVO, HAI INDOVINATO”
60 IF A <> G THEN PRINT “RIPROVA, SARAI PIU’ FORTUNATO”
70 GOTO 25
80 END.
Ovviamente usciva fuori un immancabile “syntax error in xx” e tu ti dovevi scervellare per verificare dov’era l’errore, magari uno spazio, un punto, un carattere omesso (ovviamente dopo venti e passa anni, queste righe a memoria saranno piene di “syntax error”). Però poi, quando funzionava, era davvero un’emozione che non saprei descrivervi.
Quando finalmente ebbi quel dannato C=64, la mia vita prese un’inclinazione molto “nerd” (ancora di più diciamo!): sognavo di essere il protagonista di “Wargames”… Sognavo che ne so, magari un giorno di poter avere la tecnologia che c’è oggi e di poterla dominare... Sognavo...
<continua>
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Premetto che avevo iniziato il liceo con le migliori intenzioni: stavo per cambiare quartiere, cambiare amicizie (quelle precedenti me le portavo dietro dalle elementari) ed ero carico di entusiasmo e di curiosità.
Sono nato in una tiepida notte di fine maggio del 1970...