venerdì, 30 maggio 2008
3 imperdibili proposte blockbuster per il weekend al cinema:


Bukaniere alle maggio 30, 2008 14:53 in:
locandine,
amenità ,
gli imperdibili,
fisciòn,
recensioni improbabili
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giovedì, 29 maggio 2008
...29 maggio 2008!
E con questo sono 38! (Minchia!!!!)
Bukaniere alle maggio 29, 2008 10:05 in:
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mercoledì, 28 maggio 2008
Da gennaio - ma l'ho saputo solo ad aprile - un nuovo collaboratore "collabora" con uno dei miei donatori di lavoro.
Gliel'ha imposto l'azienda - così mi ha detto ed in effetti, così ha ribadito l'azienda anche in mia presenza.
I patti erano chiari "Bukaniè stai tranquillisssssimo che lui si fa la zona del Casertano, di Secondigliano e quartieri limitrofi... Poi c'ha un negozio... Insomma, non ti darà nessunissssssimo fastidio!"
Fatto stà, che sto tipo ha iniziato a rompermi i Ministri degli Interni (Maroni N.d.B.) stà praticamente battendo le stesse mie zone (già mie prima che lui arrivasse) e più di una volta mi son sentito dire dai clienti "ma chi è quel ragazzo alto, bruno che si spaccia come rappresentante della tua stessa ditta?"
Alle mie spiegazioni loro mi hanno fin'ora risposto: "no, no, ma gliel'ho detto, io compro già da Bukaniere... E poi mi stava così antipatico!".
Insomma, almeno i miei clienti li ho fidelizzati!
Sò soddisfazioni!!!
Bukaniere alle maggio 28, 2008 17:25 in:
vita pre-cariata,
gatte da pelare
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lunedì, 26 maggio 2008
Notte fonda, manca poco al tocco.
I miei passi rimbombano nella penombra dei corridori vuoti. Muri bianchi e verdi, di tanto in tanto cartelli di divieto, indicazioni "infermeria", "reparto di medicina generale", "chirurgia". Porte chiuse che si aprono rumorosamente al mio passaggio.
Prendo l'ascensore, no, a quest'ora meglio le scale! Son solo tre piani.
L'androne è illuminato ma anch'esso deserto. Da lontano qualche voce dei visitatori che si sono intrattenuti per passare la notte accanto ai loro cari, sono presi in una vivace conversazione.
Apro il cancello dal maniglione antipanico. La notte m'attende.
Mi dirigo a passi svelti verso l'uscita, dal pronto soccorso.
Il gabbiotto è buio, forse il guardiano si è appisolato. Scavalco le catene per accorciare il tragitto. La luce si allontana sempre di più e mi immergo nel buio del parcheggio. Ho lasciato la mia auto fuori nella curva. Quando sono arrivato m'era sembrata vicina, adesso percorro la curva solitaria e mi sembrano chilometri. Da un lato il grande parcheggio, dall'altro un prato incolto che ora è diventato, una buia boscaglia.
Nel silenzio, guaiscono dei cani. Abbaiano sempre più forte, sempre più vicino. Accelero il passo, manca poco alla mia auto. Ho le chiavi in una mano, prudentemente preparate all'uscita ed il cellulare nell'altra mano.
Sono nel tratto più buio della curva, all'improvviso l'abbaiare diventa un ringhio: è un cane nero che sbucato dal nulla, mi mostra ora le sue zanne, la bava, ringhia ed abbaia come per chiamare qualcuno. E' davanti a me, è il panico.
10 minuti prima guardavo un film con mio fratello. Uno di quei film americani, di quelli catastrofici. Non so come ma New York era sepolta dalla neve ed i lupi circolavano liberi e feroci per la città. "Certo" avevamo commentato ridacchiando "I lupi a New York...".
Ed ora ero lì, solo con quel cane nero che mi ringhiava contro.
Un flash.
Ricordo, avevo 5 anni, mio padre in un pomeriggio d'inverno, mi aveva portato con se a vedere un mobilificio a Quarto, quando Quarto non era ancora un'appendice cementificata della città ma una landa desolata di campagna. A quei tempi la fermata della Cumana, il trenino che portava dritti al nostro quartiere, era nella campagna e non di rado si incontravano pericolosi cani da guardia abbandonati e raccoltisi in branchi.
Al ritorno era buio, stavamo per raggiungere la stazione quando un cane, forse un lupo malandato, ci si parò davanti, ed iniziò a ringhiare ed a sbavare. Ricordo il terrore, ero piccolo, quasi arrivavo all'altezza del cane. Mio padre in quei pochi istanti, dovette pensare che doveva difendermi e al tempo stesso non farmi spaventare troppo. Ricordo che mi si mise davanti come uno scudo, indietreggiammo di qualche passo, raccolse un ramo secco da terra e brandendolo, urlò con tutte le sue forze contro quel cane.
Il cane da aggressore si sentì aggredito e guaì lontano, nella notte. Quella sera per me lui fu il mio super eroe.
Ora quel cane nero era di nuovo lì davanti a me che ringhiava e sbavava. Ora ero adulto, ma ero solo, non c'era più mio padre. A terra niente da utilizzare come arma di difesa, non un ramo, non un sasso e di certo il mio cellulare supersottile non poteva arrecare nessun danno (Ah! Avessi avuto il mio primo Nokia! Quello sì che era un'arma impropria! Pesava quasi mezzo chilo!).
D'istinto, forse per il ricordo di quell'incontro traumatico da bambino, gli ho urlato contro "SHHH!!! ZITTO!!! VIAAAAAAAA!!!" come in quegli incubi dove urlì ma la voce non ti esce. Ma invece la voce è uscita e non so da dove, "VIAAAAA!!!". Mi aveva colto di sorpresa e spaventato. Nessuno mi poteva aiutare nè sentire. Se dimostravo paura, ero finito, mi avrebbe attaccato se correvo ero finito, se avanzavo troppo idem.
Ma quel grido lo ha spaventato. Ed il bastardo è indietreggiato senza però scappare, ha fatto un passo indietro e si è voltato nella boscaglia ed ha abbaiato qualcosa. Dal buio il branco gli ha risposto come a dire:
"Ehi, che vuoi! Stà zitto, non vedi che stiamo riposando!"
"Venite qui, c'è sto cretino che fà la voce grossa, ma insieme possiamo farcela! E' un buon boccone... In tempi di magra come questa!"
"Sei sempre il solito, sempre ad attaccare briga! Ma dai, che tra la spazzatura di là c'è da mangiare... E poi non corriamo rischi! Se lo attacchi domani ci sterminano, lo sai!"
"Codardi! Un tempo eravate lupi, oggi siete solo degli ammassi di zecche pulciose, dei mendicanti di rifiuti!!!"
"GRRRR!!!! GRRRRR!!!!"
"Ma stà zitto vecchio idiota! Sono quelli come te che ci rovinano la reputazione"
"GRRRR!!! GRRRR!!! Venite, si stà allontanando.... GRRRR!!! Se solo avessi un anno o due in meno... Gliela facevo vedere io! E da solo! GRRRRR!!!!"
E nel mentre inserivo la chiave nella portiera di destra, la chiudevo svelto e tiravo il fiato! Ero salvo.
Bukaniere alle maggio 26, 2008 11:41 in:
una forchettata di razzi miei,
fisciòn
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venerdì, 23 maggio 2008
Napoli è:
La città dove i ragazzini devono fare lo slalom tra la munnezza per andare a scuola.
La città dove gli insegnanti hanno una paura fottuta degli alunni, che più che ragazzini minorenni, sono dei veri e propri psico-sociopatici.
La città dove un "pisciaiuolo" può chiacchierare amabilmente con i suoi 7 o 8 amici a bordo di un'auto che blocca la stretta viuzza che collega due quartieri, e prenderti poi "a pesci fetenti" perchè la signora nell'auto di dietro, non ha capito la situèsciòn e si è attaccata al clacsòn e lui pensa che sei stato tu ad "osare" protestare per l'amabile quanto improvvisato blocco stradale.
La città dove se passi col verde, devi guardare a sinistra, a destra, ed anche in alto, perchè non sai mai se un aereo ha deciso di atterrarti sulla testa, passando col rosso.
La città dove se un'auto commette un'infrazione e ti danneggia la tua vettura, devi cercarti testimoni falsi per dimostrare la tua ragione e combattere contro i falsi testimoni del tuo danneggiatore.
La città dove qualcuno può investirti, mentre svolta contromano in una corsia preferenziale e dopo sostenere che o tu accetti le sue condizioni o lui dichiara che gli sei caduto proprio davanti, mentre lui
ha cercato invano di evitarti.
La città dove per non farti squartare dal macellaio in ospedale, devi chiedere la raccomandazione al Padreterno, ovvero al politico/funzionario di turno che ti affidi al primario e poi dopo pregare il signore che il suddetto primario non sia stato a sua volta troppo raccomandato per ricoprire quel posto e che "mastichi" un pò di medicina&chirugia come le sartine di una volta di taglio&cucito.
La città dove sempre nel suddetto ospedale, i parenti bivaccano in una stanza dove sono già stipati tre malati molto sofferenti e fanno una caciara della Madonna... Ed hanno anche l'ardire di regalare "Ore Liete" ad un povero cristo di congiunto che ha nell'ordine: la cirrosi epatica, la pancreatite, l'ipertensione, l'intestino dilaniato e poca voglia di vivere (e poi dopo scoprire che forse le "Ore Liete" sono fuori produzione da chissà quanti anni!).
La città dove per raggiungere un'ospedale, in una qualunque notte di pioggia un pò più insistente del solito, devi chiedere aiuto a quei santi dei pompieri perchè tolgano la monnezza che ostruisce le "saettelle" e faccia defluire l'acqua e nel contempo, subire le ingiurie degli automobilisti incoscienti o dotati di auto a gasolio che invece, provano a guadare quel fiume di fango altrimenti considerato un incrocio che porta ad un pronto soccorso e ti sbeffeggiano come un codardo non-anfibio.
La città dove uno psicopatico egotico multimiliardario può far credere che i tuoi problemi gli stanno a cuore e di essere il messia e promettere di far decuplicare paniXpesci differenziandoli in diversi cassonetti.
Napule la città che... Se ci nasci, sò cazzi dei tuoi!
(Che poi finisci pure con l'amarla e per questo sei anche un masochista!)
Bukaniere alle maggio 23, 2008 17:10 in:
indignazione
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giovedì, 22 maggio 2008
Sarà forse questo un post nel quale dirò cose scontate, siete avvisati, ma sono mie riflessioni molto intime che, paradossalmente, sento di dover condividere con la blogsfera.
L'altra notte ho vegliato mio fratello nella difficile prima notte post-operatoria.
Accanto a lui, un uomo della sua età ma che dimostrava il doppio degli anni, vegliato amorevolmente dai suoi fratelli ed ancora più in là c'era un terzo ammalato, dalla pelle scurita e corrugata dal sole, forse un contadino od un uomo di mare, più fortunato degli altri suoi "coabitanti", perchè affetto "solo" da una calcolosi pare però, particolarmente complicata.
Gli ospedali sono degli strani posti. E' come se entrandovi, oltre ad i vestiti, tu debba appendere fuori dalla porta anche la tua dignità, il tuo pudore, la tua riservatezza.
Le persone smettono di essere persone e diventano pazienti: la divisa che denota questo cambiamento è il pigiama. Chi di noi camminerebbe tra la gente in pantofole e pigiama, per la strada? Nessuno! Eppure quando diventi un degente, sei costretto a farlo.
Il corpo prende il sopravvento sull'anima, diventa macchina da riparare. Ogni rumore, umore, sentore è analizzato, giudicato, soppesato. Quelle che normalemente sono cose di cui vergognarsi, possono assumere addirittura il valore di "obiettivi da raggiungere".
E così, e mi viene quasi da sorridere anche se la cosa non è proprio "comica", si arriva addirittura ad invidiare il paziente accanto al tuo letto, perchè finalmente è riuscito a scorreggiare liberamente. Ovviamente, quella cosa che fatta in pubblico di solito ti farebbe vergognare come un ladro ed arrossire, in quelle circostanze, assume il valore di un "sintomo di guarigione intrapresa".
L'altra notte riflettevo su questo mentre ascoltavo i discorsi dei tre fratelli insonni, che ci hanno tenuti svegli tutta notte e che incitavano il fratello davvero malmesso (cirrosi epatica ed intestino dilaniato) ad espellere la sua "aria".
Mio fratello invece poverino, abituato ad essere dall'altra parte della barricata, tra i "camici" e non tra i "pigiami", si sentiva a disagio. Si vergognava ancora di quello di cui gli altri si vantavano.
Io dal mio canto invece, mi sentivo inadeguato, impotente: vedevo quei due fratelli che non avevano nessuna intenzione di dormire, che si affannavano ora a chiamare l'infermiere per misurare la pressione, ora a controllare questo ora quello, ed invece io cosa potevo o sapevo fare per alleviare le sue sofferenze? Niente, solo, di tanto in tanto bagnargli la bocca, tenergli la mano, fargli coraggio! Quel coraggio che io non avevo, che non ho mai avuto, quel coraggio nel guardare certe ferite, certi umori corporali, nel sentire certe urla di dolore che lui invece sin da piccolo, aveva sempre mostrato di ben sopportare negli altri. E quel coraggio ha fatto di lui un medico ed ha impedito a me di esserlo.
Tra le 3 e le 4.30 i tre fratelli si sono finalmente assopiti, insieme e ci hanno concesso un pò di tregua. Sia io che mio fratello abbiamo riposato un pò. Alle 5 le prime luci dell'alba: un'alba grigia di una notte piovosa (per arrivare all'ospedale, ho dovuto chiamare i pompieri ed attendere il loro intervento, perchè la strada era diventata un lago e la mia macchina non sarebbe passata) ci ha annunciato che quella "nuttata" Edoardiana che doveva passare, era passata. Alle 6 sono arrivati gli infermieri, gentili e laboriosi, che hanno iniziato il loro giro ed a somministrare le cure per ogni caso.
Mio fratello ora stà meglio anche se il cammino che dovrà percorre sarà lungo. Spero che da questa brutta avventura abbia imparato la dura lezione che io appresi guardando nostro padre in quelle stesse condizioni. La vita è troppo preziosa, unica e breve com'è, la sofferenza è sempre dietro l'angolo e non sappiamo mai quando ci verrà a trovare, e così ogni attimo di "normalità" non va sprecato dietro cose futili.
Bisogna rivalutare persino la noia! Persino la noia, la cosa che oggi forse, più ci spaventa dopo la povertà e la sofferenza, è un bene prezioso! E' il sintomo che nulla di brutto ci stà accadendo.
E questa è la mia banale veriità che vi volevo comunicare.
Bukaniere alle maggio 22, 2008 10:51 in:
elucubrazioni
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martedì, 20 maggio 2008
Blog in stand-by per problemi di famiglia.
Fate una preghiera affinchè quest'anno passi presto e che mio fratellone se la cavi!
Bukaniere alle maggio 20, 2008 16:54 in:
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lunedì, 19 maggio 2008
Così titolava "il Mattino" di Napoli all'indomani del catastrofico terremoto del 1980 (prima pagina poi diventata "opera d'arte" ad opera di Andy Warhol).
Oggi come allora, seppure la calamità è diversa ed interamente costruita e voluta da noi Napoletani/Campani, con l' "aiuto" di speculatori del nord, l'imperativo resta lo stesso "FATE PRESTO!".
Ma piuttosto non dovrebbe essere un "facciamo presto"?
Perchè come collettività non siamo più capaci di rimboccarci le maniche e darci da fare per risolvere quest'odioso problema - quello per chi non avesse ancora capito, della catastrofe rifiuti - ed invece siamo qui, in attesa che il "Messia", nella persona di Silvio Berlusconi&co., venga a salvarci?
La situazione è insostenibile.
In questi giorni, oltre al problema igienico sanitario, al puzzo, agli insetti, allo "spettacolo" degradante ed umiliante, c'è pure il problema che quando esci di casa, non sai come e se vi farai ritorno.
Le giuste proteste popolari si sono mescolate con i "soliti" noti che sguazzano nel "facimma ammujna!". E così bande organizzate di teppisti in scooter, rivoltano i cassonetti, "spalmano" il contenuto dei sacchetti per terra ed isolano interi quartieri minacciando chi osa protestare (nella piena indifferenza delle Forze dell'Ordine).
Ieri sera è capitato a me e Vera di essere bloccati da un "solerte" vigile che ci annunciava che la strada di casa nostra era chiusa perchè avevano rovesciato i contenitori in mezzo alla strada. Il "solerte" uomo dello Stato alla mia richiesta di spiegazioni, ha ghignato e fatto spallucce come se sapere quale strada fare per tornare a casa propria, fosse un problema mio e sembrava persino che fosse legittimo bloccare un strada che unisce due quartieri, come quelli di Materdei ed Arenella che insieme conteranno almeno 200.000 abitanti.
E allora aspettiamo questo "messia" e speriamo che per davvero faccia presto e che, almeno per una volta, mantenga le sue promesse!
Bukaniere alle maggio 19, 2008 09:36 in:
facezie,
indignazione
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venerdì, 16 maggio 2008
Bukaniere alle maggio 16, 2008 16:56 in:
facezie,
gli imperdibili,
notizie improponibili
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martedì, 13 maggio 2008
Qualche anno fa Roberto Vecchioni cantava una bellissima canzone intitolata Samarcanda.
Era la storia di un soldato che, tornato da una guerra durata anni, può finalmente riabbracciare la sua donna e festeggiare con i compagni lo scampato pericolo.
Ma durante i festeggiamenti, tra la folla, scorge lei, la "nera Signora" che lo fissa in modo malevolo e spaventato - per l'appunto - a morte, prende il cavallo più veloce che ci sia per fuggire il più lontano possibile, e cioè fino a Samarcanda.
Lì invece, trova proprio lei, la morte, che lo aspetta e che gli dice: "non ti guardavo malignamente, solo ero preoccupata, avevamo appuntamento qui oggi a Samarcanda e tu, due giorni fa, eri lontanissimo! Temevo non saresti arrivato in tempo!".
Ecco, è un pò quello che sta capitando a me con stà "benedetta" crisi economica: corro corro, cerco di andare più lontano possibile, ma in ogni dove, lei è sempre arrivata prima di me.
Poco male, voglio essere ottimista: in questi giorni ho avuto modo di visitare quella parte di Campania che meno si vede in tivù: il Beneventano. Quella Campania pulita, che sembra una piccola Svizzera, piena -ancora- di boschi, di campi coltivati, di colline imperlate di fiori di campo, di borghi medievali quasi intatti, di gente che ha ancora un rapporto umano col prossimo.
Stamattina sono stato per esempio, a San Marco dei Cavoti. Sono a malapena riuscito a recuperare la spesa della benzina (che ogni giorno è più cara!), coi miseri ordini ricevuti, ma tant'è... Ho respirato un'aria che normalemente è molto lontana dai nostri standard e chissà, magari anche seminato un pò per il futuro.
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh!!!
Bukaniere alle maggio 13, 2008 17:56 in:
lavoro,
vita pre-cariata,
una forchettata di razzi miei
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